Una nuova ondata di messaggi-trappola usa la scusa dei rimborsi per sottrarre dati e denaro: ecco come riconoscerli e difendersi.

In questi giorni si sta parlando molto di rimborsi fiscali, ma non per una novità normativa: al centro dell’attenzione ci sono invece messaggi ingannevoli costruiti per sembrare comunicazioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate. Email curate nella forma, apparentemente affidabili e accompagnate da un importo preciso — 115,50 euro — usato come esca per convincere il destinatario ad agire in fretta.

Si tratta dell’ennesimo tentativo di phishing, una tecnica ormai nota ma sempre più raffinata, che sfrutta l’urgenza di un rimborso imminente per spingere i contribuenti a cliccare su link molto pericolosi. Una strategia che continua a colpire perché fa leva su un elemento molto semplice: la fiducia. Quando un messaggio appare credibile, il rischio di cadere nell’inganno aumenta, soprattutto per chi non ha familiarità con le procedure digitali dell’ente pubblico.

Dietro la promessa del mini-rimborso si nasconde invece un meccanismo più pericoloso del previsto. Un singolo click sul pulsante che invita a compilare il fantomatico “modulo di accredito” può aprire la strada alla sottrazione dei propri dati anagrafici e, nei casi più gravi, delle informazioni relative alla carta di credito.

Come funziona la truffa e come non cadere nella trappola

La nuova truffa ripropone uno schema ormai rodato: un’email costruita per imitare stile, loghi e linguaggio dell’Agenzia delle Entrate, accompagnata da un pulsante ben visibile che rimanda a una pagina web dall’aspetto istituzionale. A differenza di una comunicazione autentica, però, il sito collegato non appartiene all’Amministrazione. Questo è uno dei segnali più utili per riconoscere la frode: il dominio non è quello ufficiale e presenta indirizzi poco coerenti con quelli normalmente utilizzati dallo Stato.

un truffatore che vuole sottrarre dati

Dietro al modulo da compilare, si nasconde un truffatore che vuole sottrarre dati personali e bancari – ungherianews

Una volta arrivati sulla pagina, l’utente si trova davanti un modulo da compilare. Il percorso è articolato in due sezioni: nella prima vengono richieste informazioni personali, nella seconda i dati della carta di pagamento. È proprio qui che emerge la natura dell’inganno. L’Agenzia delle Entrate non chiede mai, in nessuna circostanza, l’inserimento di dati finanziari tramite email, né invita i contribuenti a cliccare su link per ottenere rimborsi. Eventuali accrediti avvengono attraverso canali certificati e sempre verificabili.

Per rendere la trappola più verosimile, nel messaggio viene richiesto anche di spostare la mail nella casella principale qualora il link non si aprisse correttamente. Un semplice trucco usato per aggirare i filtri antispam e rafforzare la percezione di autenticità. Alla luce dei numerosi tentativi segnalati, l’Agenzia invita alla massima cautela. La regola principale è semplice: quando un messaggio richiede dati personali o bancari, bisogna diffidare. Le email sospette vanno eliminate senza aprire link o allegati.

Per chi ha dubbi sull’autenticità di una comunicazione, esistono strumenti affidabili. Sul sito istituzionale è disponibile una sezione dedicata ai principali tentativi di phishing, utile per confrontare il messaggio ricevuto con gli esempi già segnalati. Un’altra possibilità è contattare direttamente gli uffici dell’Agenzia o utilizzare i canali ufficiali presenti sul portale, per un riscontro immediato.