Un paesaggio che sembra essere stato scosso dal tempo e dall’erosione, dove la natura, pur spettacolare, mostra la sua vulnerabilità

Questo angolo di Italia non è un deserto nel senso tradizionale del termine, ma un territorio modellato dal vento, dalla pioggia e dal lavoro dell’uomo: un paesaggio di “badlands”, terre difficili da coltivare e percorrere, che raccontano una storia di forze naturali e umane che si intrecciano da millenni. Ecco dove si trova.

Il termine “deserto” è in effetti un po’ improprio, poiché il clima che domina la regione è tipicamente mediterraneo: estati calde e secche, inverni miti e piovosi, con circa 800 mm di pioggia annuali. Ciò che conferisce a questo territorio il suo aspetto di “desolazione” è l’erosione incessante che ha dato vita a due formazioni geologiche tipiche della zona: le biancane e i calanchi. Le biancane, caratterizzate dal colore chiaro dell’argilla e da efflorescenze saline, sono terre in cui l’erosione superficiale si combina con l’erosione sotterranea, creando tunnel e gallerie naturali. I calanchi, invece, sono scavati dall’acqua e sono un esempio di paesaggio modellato dai movimenti di massa.

La storia del Deserto di Accona è anche una storia di abbandono e recupero. Le antiche mappe archeologiche testimoniano la presenza di insediamenti etruschi e romani in questa regione, ma l’espansione della vegetazione e la progressiva erosione del suolo hanno ridotto l’impatto umano sul paesaggio. Nel Medioevo, la zona di Accona divenne proprietà della famiglia Tolomei, che nel 1313 fondò un monastero che avrebbe avuto un ruolo importante fino alla fine del XVIII secolo. L’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, vicina al podere Accona, divenne un punto di riferimento spirituale ed economico per la zona, ma le pestilenze e le guerre, come la peste del 1348, portarono a un forte calo demografico e a un progressivo abbandono delle terre. Con la fine del periodo medievale e l’arrivo delle forze francesi, i beni ecclesiastici vennero confiscati, e l’abbazia fu successivamente recuperata solo dopo la Restaurazione.

Il deserto italiano

Il Deserto di Accona si trova in Toscana, in provincia di Siena. Le Crete Senesi, così come il Deserto di Accona, sono formate da depositi marini plio-pleistocenici, argillosi e ricchi di sodio, che favoriscono l’infiltrazione dell’acqua e l’erosione del suolo. La lavorazione del terreno, il pascolo e il calpestio hanno accentuato questo processo, portando alla formazione di rigagnoli e fossi che segnano il paesaggio. Oggi, si stima che l’erosione del suolo possa arrivare a rimuovere fino a 4 mm di terreno in un singolo evento di pioggia, con la vegetazione che, pur avendo preso piede negli ultimi decenni, non è riuscita a fermare completamente l’erosione.

Deserto di Accona e Crete Senesi

Il Deserto di Accona e le Crete Senesi – (ungherianews.com)

Oggi, il Deserto di Accona è uno dei luoghi più suggestivi delle Crete Senesi, ma anche uno dei più vulnerabili. La biodiversità vegetale e animale che una volta caratterizzava la zona sta cambiando rapidamente, minacciata dalla perdita delle tradizionali formazioni di biancane e calanchi. La presenza di animali selvatici, come cervi e cinghiali, e di una flora unica è ancora evidente, ma il paesaggio sta subendo una trasformazione irreversibile.

Passeggiare tra i calanchi e le biancane di Leonina, o lungo i pendii che scendono verso la Val d’Orcia, significa entrare in un mondo dove il tempo sembra essersi fermato, ma allo stesso tempo, il paesaggio sta cambiando sotto i nostri occhi. Un paesaggio che racconta di un passato remoto, di una lunga lotta tra l’uomo e la natura, e di un futuro incerto, dove la bellezza e la fragilità di questo angolo di Toscana sono destinati a convivere, a meno che non vengano adottate nuove misure di tutela.