Cultura

Com’era l’Ungheria della transizione

Massimo Lensi vive a Firenze, dove è nato nel 1959. Giornalista free lance, ha collaborato con alcuni quotidiani e scritto due libri: “Indocina Libera, dove la democrazia è reato” (Libri Liberal) e “Oltre Chiasso. Il mio viaggio con Marco Pannella e il Partito Radicale Transnazionale” (Nardini Editore). Militante e dirigente politico radicale, è stato arrestato ed espulso per aver manifestato contro i regimi di numerosi Paesi dell’Est Europa. Per la stessa ragione ha trascorso due settimane in un carcere di Vientiane (Laos) nel 2001. Ha ricoperto più volte cariche elettive negli enti locali fiorentini.

 

Negli anni 80 l’Ungheria stava vivendo un periodo di riforme e liberalizzazioni, come si stava sviluppando, sotto il punto di vista urbanistico e sociale, Budapest in quegli anni?

I ricordi che ho di Budapest in quegli anni, tenuto conto che provenivo dall’Italia, era di una città dignitosamente povera. Sono arrivato a Budapest nel febbraio del 1989, ossia nella fase conclusiva delle riforme di Miklos Nemeth, Primo ministro all’epoca dei fatti e promotore del cosiddetto “pacchetto democratico”. Budapest appariva dunque come una città impoverita, con i suoi abitanti che vivevano in condizioni modeste, con uno stipendio medio che, calcolato con le lire italiane, era di circa 100/150mila lire, che di norma bastavano giusto per arrivare alla fine del mese, comparati al milione/milione e duecentomila lire che si guadagnava in Italia nello stesso periodo. In ogni caso, Budapest aveva già in sé tutte le caratteristiche per diventare la città protagonista che è adesso. Infatti, di lì a poco, con la ripresa economica e l’apertura all’ovest, Budapest e l’Ungheria in generale si ripresero dalla situazione di indigenza nella quale versavano quando arrivai. Tuttavia, ricordo Budapest anche come una città dalla grande dignità e bellezza.  

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Una via di Budapest agli inizi del 1989. In primo piano, una delle celebri Trabant

Allo stesso tempo, mentre in Ungheria la situazione politica già dalla fine degli anni ’70 lasciava spazio ad un minimo di iniziativa privata, hai modo di paragonarla ad altri paesi che magari hai visitato nello stesso periodo?

Prima di arrivare a Budapest, avevo fatto molte esperienze in Jugoslavia, paese non allineato, seppur socialista, ove la situazione era piuttosto diversa. In quegli anni, poi, giravo molto per l’Europa centro-orientale, nella quale ho visitato molti paesi. Tra questi, non ebbi la fortuna di visitare a fondo la Cecoslovacchia, dalla quale venni espulso a vita in seguito ad una manifestazione che organizzammo nel 1988 a Brno per i 20 anni dalla Primavera di Praga. In quell’occasione venimmo arrestati ed espulsi a vita dal paese, ma in seguito alla Rivoluzione di Velluto, il neopresidente Vaclav Havel ci ricevette e concesse la grazia. In ogni caso, in quegli anni mi ricordo bene la Polonia, dove si respirava un grande fermento culturale e politico, in forte contrasto con la realtà economica della società. Una notte, ad esempio, mi trovavo a Varsavia con altri compagni di partito, e girò voce che in un negozio avrebbero venduto delle scorte di carta igienica. Così ci ritrovammo a passare un’intera nottata in fila davanti al negozio, tutto questo per comprare un bene di prima necessità che in occidente, ma anche in Ungheria, avremmo trovato facendo un giro nel primo supermercato. L’Ungheria, tra i paesi che ho avuto la fortuna di conoscere in quegli anni, ha sempre rappresentato la punta di diamante. Dei supermercati magiari ricordo le tantissime scatolette di tutti i tipi, con prodotti locali o sovietici, ma i beni erano sicuramente più accessibili rispetto agli altri paesi dell’ex blocco sovietico. A Budapest c’era la povertà, sicuramente, ma era livellata, generalizzata e diffusa, senza raggiungere la situazione di forte marginalizzazione sociale rappresentata dai senzatetto.

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Interno del mercato centrale di Budapest, 1989

Oggi Budapest, con il suo turismo di massa e le sue catene multinazionali tipo McDonalds, somiglia molto ad una città occidentale. Come si presentava invece la città in quegli anni?

Quando andai via alla fine degli anni ’90 la catena Mcdonald era già arrivata a Budapest, anche se in maniera molto ridotta. Ad esempio, ricordo bene il Mcdonald nei pressi di Vörösmarty tér. Tuttavia, negli undici anni che ho vissuto a Budapest, ho avuto la fortuna di vivere alcune delle fasi più importanti della recente storia ungherese: dal cosiddetto “comunismo al gulyas” alla grande apertura all’occidente, in cui la città ha profondamente cambiato volto. All’epoca poi non esisteva ancora il turismo di massa presente oggi. I turisti che venivano a visitare Budapest erano perlopiù occidentali, in quanto per gli abitanti degli altri paesi del Patto di Varsavia i costi dell’Ungheria erano del tutto inarrivabili. Budapest era una città bella, tranquilla, con un fascino spettacolare. Per non parlare degli eventi continui e di grande interesse. Ad esempio, nel 1991 in occasione del cosiddetto “búcsúztató”, che letteralmente significa “la festa di addio”, che ricorda quando l’ultimo soldato sovietico lasciò l’Ungheria parecchi anni dopo la rivoluzione democratica del 1956, su una collina di Pest vidi l’ultimo concerto di Frank Zappa, che era venuto a Budapest per l’occasione.

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Primo McDonald aperto nel blocco comunista in Régiposta Utca, Budapest

Negli anni di cui stiamo parlando nascono anche i primi movimenti di “alternativi” al regime comunista. Che ricordi ne hai?

In quegli anni, partecipai al secondo congresso all’università ELTE della FIDESZ, che vale la pena di ricordare come all’epoca fosse un gruppo di giovani liberali e alternativi, anche se con un programma non ben definito. Tuttavia, eravamo amici di Zoltán Rockenbauer e Tamás Deutsch, i due leader di spicco della FIDESZ di allora. In ogni caso, in quegli anni prendemmo contatti anche con altri movimenti democratici di opposizione, che nel 1989 ancora operavano in semi-clandestinità con mezzi d’informazione come i cosiddetti “Samizdat”, ossia i giornali clandestini diffusi attraverso il porta-a-porta. Comunque, avemmo contatti con tutti i partiti, dal partito di Antall, il Magyar Demokrata Fórum, fino ai socialisti del MSZMP.

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Piazza degli Eroi, 1989

Oggi le differenze tra Budapest ed il resto del paese, dallo stipendio medio ai servizi, sono gigantesche. Hai dei ricordi collegati all’Ungheria al di fuori di Budapest?

Si certo, giravo molto per il paese. Mi ricordo molto bene di Győr, Vészprem, tutta la Puszta ecc. ed anche all’epoca fuori da Budapest era tutto un altro mondo. L’unica città che poteva competere era Vészprem, che grazie all’università appariva più viva rispetto alle altre città magiare. Ma in ogni caso le differenze culturali, sociali e politiche tra la capitale ed il resto del paese erano ben presenti anche all’epoca.

 

© Riproduzione riservata

Foto: Johan Van Elk su Flickr

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