Incentivare la contrattazione collettiva per aumentare gli stipendi, con una protezione a chi non ha un contratto collettivo nazionale

Il dibattito sulla Manovra 2026 è appena iniziato e il governo dovrà decidere come bilanciare le proposte delle opposizioni con la sostenibilità delle finanze pubbliche. Una cosa è certa: l’anno prossimo, il Paese potrebbe trovarsi di fronte a una serie di cambiamenti fiscali e sociali che potrebbero segnare un punto di svolta nella politica economica italiana.

In ambito sanitario, le opposizioni chiedono un aumento significativo dei fondi destinati alla sanità pubblica, con l’obiettivo di raggiungere il 7,5% del PIL, per migliorare le condizioni degli ospedali, ridurre le liste d’attesa e assumere nuovo personale. Un altro tema caldo riguarda il protocollo sui centri migranti in Albania, con l’intenzione di dirottare i fondi risparmiati verso il potenziamento delle forze dell’ordine e la sicurezza pubblica.

A sostegno dei redditi più bassi

Una coalizione inedita tra Pd, M5s, Avs e Italia Viva ha presentato un pacchetto di proposte per la Manovra 2026 che mira a rivoluzionare il sistema fiscale e sostenere i redditi più bassi. Tra le misure più significative c’è l’abolizione dell’Irpef per coloro che guadagnano fino a 15.000 euro lordi annui, una proposta che potrebbe avere un impatto radicale sulla vita di milioni di lavoratori e pensionati italiani, ma che comporta costi elevati per lo Stato.

Tasse, proposta opposizioni

Tasse: la proposta delle opposizioni – (ungherianews.com)

La proposta è chiara: innalzare la soglia della cosiddetta “no tax area”, quella fascia di reddito esente da imposte, dagli attuali 8.500 euro a 15.000 euro. Una misura pensata per aiutare principalmente i lavoratori dipendenti e i pensionati, ma che esclude i lavoratori autonomi. Si tratta di un intervento temporaneo, pensato per il triennio 2026-2028, volto a offrire un sollievo fiscale alle categorie più vulnerabili in un periodo economico particolarmente difficile.

Il meccanismo è semplice ma potrebbe avere effetti significativi: chi guadagna fino a 15.000 euro annui non pagherebbe alcuna imposta sul reddito. Inoltre, anche i redditi superiori ai 15.000 euro vedrebbero una riduzione significativa della tassazione, poiché l’Irpef verrebbe calcolata solo sulla parte di reddito che supera questa soglia. Ad esempio, un lavoratore che oggi guadagna 25.000 euro annui paga l’Irpef su 16.500 euro, ma con la nuova proposta la base imponibile sarebbe ridotta a 10.000 euro, generando un risparmio fiscale sostanziale. La misura, tuttavia, non avrebbe impatti significativi sui redditi superiori a 60.000 euro.

Una proposta di questo calibro comporta inevitabilmente costi elevati per le finanze pubbliche. Secondo le stime delle opposizioni, la misura potrebbe costare circa 12 miliardi di euro nel triennio, ovvero circa 4 miliardi all’anno. Per coprire questi costi, il piano delle opposizioni prevede due principali canali di finanziamento. Il primo consiste in un ridimensionamento della spesa pubblica, con tagli pari a 1,5 miliardi all’anno, ma con l’obiettivo di evitare interventi su settori cruciali come sanità, istruzione, welfare e pensioni.

Il secondo canale prevede di reperire parte delle risorse attraverso il rafforzamento della lotta all’evasione fiscale e la rimozione dei “sussidi ambientalmente dannosi”, incentivi che favoriscono attività dannose per l’ambiente. L’idea è che, attraverso un potenziamento dei controlli fiscali e la rimozione di incentivi dannosi per l’ambiente, sia possibile recuperare risorse senza gravare sui cittadini onesti.