Politica

Il sodalizio V-4: origini e sviluppi futuri

Articolo di Filippo Gualtiero Blancato

Lo scorso fine settimana, il governo ungherese ha organizzato una giornata di festa per celebrare il ventisettesimo anno dalla nascita dell’alleanza dei cosiddetti “V-4”, vale a dire i quattro paesi di Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, riuniti nello scenario internazionale sotto il nome di “gruppo di Viségrad”.

Scopo della manifestazione, secondo la presidenza ungherese (che ruota ogni anno e la cui fine è prevista per il mese di luglio), è stato quello di avvicinare lo spirito di Viségrad e i suoi valori alle persone comuni e di rafforzare il legame tra cittadini e tale forma di cooperazione con i paesi vicini. Eppure, qual è l’origine di questa alleanza tra paesi culturalmente diversi, che ultimamente sembrano avere come maggiore punto in comune una postura intransigente sul tema immigrazione?

Contagious Middle Ages

Firma dell’Accordo di Visegrad tra i capi di stato di Cecoslovacchia, Polonia ed Ungheria, 1991

Storicamente, un primo incontro dal valore programmatico tra le potenze dell’Europa centrale rimonta al lontano 1335: a quel vertice, tenutosi per la prima volta nel castello di Viségrad, partecipò il padrone di casa Carlo (Roberto) I d’Angiò, re d’Ungheria, Giovanni I re di Boemia e Casimiro III, re di Polonia.  Risultato dell’incontro fu una Carta che aveva lo scopo primario di risolvere definitivamente, con dovizia di particolari,  le dispute territoriali e dinastiche dei quattro sovrani e quello secondario di inaugurare una nuova e proficua stagione di mutua cooperazione.

Secoli dopo, come a completare un arco di raccordo ideale con il passato, un altro incontro si tenne a Viségrad, il 15 febbraio 1991, tra il presidente della repubblica cecoslovacca Vaclav Havel (protagonista della  esemplare “rivoluzione di velluto” nel proprio paese), il presidente polacco Lech Walesa e il primo ministro ungherese József Antall: la formazione del gruppo di Viségrad in quella circostanza fu motivata da quattro ragioni fondamentali: il desiderio di abbattere le ultime reminiscenze del defunto regime comunista nei paesi dell’Europa centro-orientale, la volontà di superare le storiche rivalità tra i paesi di quell’area geografica, l’idea che la collaborazione tra stati avrebbe accelerato il processo di trasformazione della società e aiutato nel processo di adesione all’Unione Europea e, infine, un allineamento congiunturale degli interessi strategici dell’élite politica.

travelub

Vista del Castello di Visegrad, Ungheria

A partire dal 1993, con la disintegrazione della Cecoslovacchia, i componenti del sodalizio sono diventati quattro, includendo la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Il periodo di maggior successo per il gruppo fu il triennio 1991-1993, con la moltiplicazione dei negoziati per l’adesione alla NATO e all’UE, affievolitisi negli anni seguenti in virtù della concezione che sforzi individuali per l’integrazione nell’alleanza Euro-Atlantica avrebbero portato risultati più concreti. La cooperazione in seno al gruppo di Viségrad fu poi ufficialmente ripresa a partire dal 1998.

Sputnik international

I primi ministri del Gruppo Visegrad ad un incontro nel 2017

Oggi, il sodalizio attraversa forse il suo periodo di maggior fioritura: il V-4, ha affermato il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjartó, è diventato un “brand”, capace di elaborare una linea comune e di rappresentare un modello di cooperazione per il resto del continente. Il coordinamento in ambito economico sta portando i suoi frutti, come testimoniano i dati  che danno l’interscambio tra V-4 e Germania come tre volte superiori all’interscambio tra quest’ultima e l’Italia; i più ottimisti, come Victor Orbán, ritengono che a breve il fulcro economico d’Europa si sposterà ad est, e ciò non potrà che accrescere il peso politico dei paesi della zona in seno all’Unione. Sul piano energetico, i quattro stanno lavorando con successo al fine di diversificare le proprie fonti di somministrazione e ridurre dunque la troppo marcata dipendenza dalla Russia. Infine, ingenti investimenti infrastrutturali sono stati fatti negli ultimi anni per migliorare il collegamento tra le capitali dei paesi V-4, e tra queste e i paesi vicini come la Serbia. Tuttavia, la sfida più grande posta dalle ex-repubbliche socialiste è quella politica: la difesa orgogliosa dei propri tratti identitari e il rifiuto categorico di qualsiasi forma di ripartizione di migranti  mette in discussione gli stessi valori su cui si fonda il progetto comunitario, primo fra tutti la solidarietà: i V-4 sono oggi espressione di un modello alternativo di Unione Europea, un’unione di stati sovrani essenzialmente svuotata di prerogative sovranazionali. È certamente un modello contrario alla tendenza dell’ultimo decennio, ma il peso politico dei paesi che ne sono ambasciatori rende impossibile ignorarlo.

 

© Riproduzione riservata

Foto: Visegrad Group, Contagious Middle Ages,Travelub

 

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