Attualità

Intervista ai candidati all’estero: Fusacchia (+Europa)

In questi giorni sono iniziate le operazioni di voto per i cittadini italiani residenti all’estero. Si moltiplicano quindi le iniziative dei candidati per farsi conoscere e presentare il proprio programma. Giovedì 15 febbraio a Budapest sono arrivati i rappresentanti della lista +Europa che nella suggestiva location del Szimpla Kert, storico pub in rovina del quartiere ebraico, hanno incontrato gli italiani residenti nella capitale ungherese.

Il giorno seguente Ungheria News ha intervistato Alessandro Fusacchia. Candidato di +Europa nella Circoscrizione Europa, 39 anni, un curriculum di lavoro interno alle istituzioni politiche italiane ed europee.

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Alessandro Fusacchia a Budapest

Qual è il tuo nome? Dove risiedi e di cosa di occupi?

Mi chiamo Alessandro Fusacchia. Dopo più anni in Belgio, vivo ora in Italia tra Roma, Firenze e Venezia. A Roma per motivazioni politiche, a Firenze dove sto con mia moglie e la nostra figlia di 14 mesi, a Venezia perchè lavoro per una società che si occupa di innovazione, start-up e formazione.

Qual è il motivo che ti ha spinto a candidarti?

Mi candido perchè penso sia una fase storica molto importante. C’è un crescente scollamento tra cittadini e politica e mi candido proprio perchè voglio provare a ricucire questo strappo. Lo faccio in queste elezioni perchè penso che in questa tornata elettorale sia in gioco molto. Da una parte sovranisti e nazionalisti che vogliono costruire muri, alzare frontiere e ridurre lo spazio dei diritti; dall’altro ci sono coloro, come noi, che ritengono che negli ultimi 50 anni abbiamo fatto importanti progressi per la liberta’ e i diritti di tutti e che questi vadano rafforzati.

All’inizio della campagna elettorale è stato grande il dibattito sulla scelta dei candidati. Anche perchè la legge elettorale non permette grande scelta agli elettori. Alcuni candidati sono stati votati dagli iscritti altri scelti dalle segreterie. La tua candidatura come è stata scelta?

Faccio parte di +Europa con Emma Bonino, e ne sono uno dei sostenitori della prima ora. Mi sono impegnato perchè conosco Emma da molto tempo ed ho molta stima di lei. La mia decisione è stata presa direttamente con Emma ma ovviamente condivisa con tutti gli altri.

Ti candidi nella lista +Europa. Ci troviamo a Budapest e il governo ungherese negli ultimi anni ha spesso criticato Bruxelles. Perchè per voi è importante avere più Europa?

Noi pensiamo che senza integrare ulteriormente l’Europa non riusciremo a governare le grandi sfide che abbiamo di fronte. Sfide epocali come l’immigrazione, le crescenti diseguaglianze, il mondo del lavoro. Sfide che o affrontiamo con un continente di mezzo milione di persone, per essere rilevanti negli scenari globali, oppure ciascun europeo sarà in balia di decisioni altrui. Un secondo motivo che voglio sottolineare è che l’Europa è stata uno spazio di idee, democrazia, crescita e libertà, e noi vogliamo fare in modo che questo venga preservato e che non ci sia spazio in questo continente per governi illiberali che si vantano di esserlo.

Il tema dei migranti è molto sentito in questa campagna elettorale. Sia in Ungheria che in Italia. Orbán ha adottato una politica di chiusura dei confini, prendendosi numerose critiche dalla UE. Qual è la vostra posizione?

I recinti non ci piacciono mai. Detto questo l’immigrazione è un fenomeno complesso che va gestito, organizzato e ripensato nella sua dimensione epocale e storica. Noi abbiamo vicino a noi un continente giovane, l’Africa, che cresce e che vede a poche centinaia di chilometri un continente che prospera. E’ inevitabile che ci siano queste dinamiche. Per quello che riguarda l’Italia abbiamo un problema enorme di ingresso legale nel paese. Abbiamo moltissimi immigrati illegali che spesso sono una parte già integrata nella nostra società, come ad esempio le badanti. Non riusciremo mai a risolvere il problema se non rivediamo le norme che sono ferme da anni e che sono state sempre rafforzate da pacchetti di sicurezza e mai da pacchetti di accoglienza. Emma è stata capofila di un’azione che ha visto i radicali insieme a tante associazioni cattoliche e sindaci costruire un patto per affrontate la questione non come emergenza ma come fenomeno strutturale.

In Ungheria si parla tanto di Soros. Molti vi criticano anche in Italia perchè vi accusano di essere finanziati dal magnante americano-ungherese. Come rispondente a queste critiche?

Soros è finanziere e filantropo. Ha sempre avuto questa doppia anima. Come filantropo ha sostenuto battaglie che hanno combattuto storicamente anche i radicali. Quindi il rapporto è sempre stato a sostenere delle battaglie di merito comuni su diritti, immigrazione e libertà. Devo dire però che nel momento in cui Soros finisce nei cartelloni in Ungheria attaccato da Orbán, e da Putin in persona mi viene il dubbio che sia un segnale positivo per la stessa credibilità di Soros.

Più in concreto sul tema degli italiani all’estero. Dal tuo punto di vista quali sono i problemi più sentiti per gli italiani che risiedono all’estero? Cosa proponi di fare una volta eletto per questi problemi?

Una premessa: in Europa a me non piace parlare di italiani all’estero, noi tutti siamo cittadini europei. Questo è uno spazio comune di libertà. Gli italiani in Europa sono di diversa natura ed hanno esigenze diverse. Un punto importante è sicuramente il rapporto con la burocrazia italiana, che passa per i consolati. Dico una provocazione ma secondo me i consolati e le ambasciate all’interno dell’Europa dovrebbero in prospettiva sparire, perchè qui non siamo all’estero e quindi i servizi dovrebbero essere forniti dai normali uffici comunali del paese di residenza. Ma qui arriveremo spero forse tra 10 anni. Nel frattempo bisogna ovviamente lavorare per ridurre la burocrazia. Se creiamo un mercato del lavoro europeo abbiamo bisogno di due cose fondamentali: a monte il riconoscimento dei titoli di studio tra i vari paesi, a valle il riconoscimento e la portabilità dei diritti pensionistici.

Gli italiani all’estero si interfacciano con istituzioni italiane quali Ambasciata, Istituto italiano di Cultura, MAE, etc. Spesso, non sempre, queste istituzioni sono cattivi esempi di come funziona lo Stato italiano. Spese incontrollate, privilegi, poca meritocrazia. E’ un problema che senti? Hai proposte per migliorare questa situazione?

E’ un problema sicuramente reale, detto questo nella pubblica amministrazione italiana ci sono casi di cattiva gestione, per non parlare di corruzione, ma ci sono anche casi di eccellenza, di persone che cercano di fare quello che possono date le circostanze e le norme. C’è sicuramente la necessità di cambiare le regole del gioco. In Italia si sta ingessando la pubblica amministrazione, questo va cambiato, perchè in una società complessa come la nostra, un funzionario pubblico deve poter gestire una diversità di azioni in maggiore autonomia.

Vi presentate in coalizione con il PD. Che cosa rivendichi di positivo dell’azione dell’ultimo governo?

Prima di tutto le battaglie sui diritti civili, a partire dal biotestamento. Fondamentale anche il superamento del concetto dello ius sanguinis per arrivare allo ius solis. Non è più tollerabile che ci siano stranieri che votano a queste elezioni perchè magari sono nipoti di terza generazione dall’altra parte del mondo mentre abbiamo ragazzini nati e cresciuti in italia che non hanno la cittadinanza.

 

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