Il divieto di ingresso in Ungheria non riguarda più i cittadini del gruppo di Visegrád (Polonia, Rep.Ceca, Slovacchia) che avevano prenotato le vacanze in Ungheria. Il premier Orbán e poi il ministro degli esteri Szijjárto hanno fatto sapere attraverso i social che dopo l’incontro a Bled del V-4 hanno deciso di aprire i confini ai turisti di questi paesi.
Queste le parole di Szijjárto : “Il gruppo Visegrád-4 ha avuto numerosi successi e una stretta collaborazione di fronte alla prima ondata di coronavirus […] A seguito di questo la nostra decisione è che “l’esempio ceco” venga allargato a tutti i paesi del V-4. Quindi i cechi, polacchi, slovacchi che avevano già prenotato le vacanze in Ungheria possono entrare nel paese presentando un test covid negativo”. Il primo a chiedere un allentamento delle misure direttamente a Orbán era stato il primo ministro Ceco. Una volta accettata la sua richiesta è stata estesa anche agli altri paesi.
Un passo indietro evidente del governo ungherese che dopo aver chiuso i confini a tutti gli stranieri si trova in una situazione di isolamento internazionale, criticato anche dai suoi stessi alleati. Austria, Rep.Ceca e Slovacchia in un recente meeting hanno fatto sapere che reputano negativa la chiusura delle frontiere e che dal loro punto di vista rimane l’ultima mossa da fare in caso di necessità.
La chiusura delle frontiere dell’Ungheria è un atto politico di rottura verso la cooperazione con gli altri paesi della UE, un atto che potrebbe avere ricadute pesanti sull’economia magiara ed ha già completamente portato a zero il turismo estero per il mese di settembre, con evidenzi riflessi anche nei mesi successivi. La decisione di chiudere le frontiere ha avuto numerose critiche anche tra l’elettorato del Fidesz, specialmente tra le decine di migliaia di lavoratori transfrontalieri che non rientrano nella zona dei 30km dal confine e che da oggi non possono più andare al lavoro.
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