Attualità

Il Comune chiude uno dei bar alternativi più famosi di Budapest

Budapest è famosa per i suoi bar alternativi. Ma non tutti i locali hanno la stessa possibilità di esistere per il Comune. Nella storia della città ci sono già state numerose chiusure di locali simbolo della Budapest underground, ruines bar, che hanno fatto la storia della scena alternativa ungherese: Kultiplex, Ráckert, Tűzraktér, Sirály, Almássy, Gödör, Zöld Pardon sono solo alcuni nomi di questa lunga lista. Nomi di un certo peso per chi conosce la città da qualche anno.

Oggi stessa sorte è toccata all’ Aurora, locale simbolo dell’VIII distretto e centro di attività sociali di importante valore. Il locale ieri (28 giugno) ha ricevuto tre delibere di chiusura inviate dal Comune del VIII distretto, il cui sindaco è dr. Máté Kocsis, in quota Fidesz. Al locale (in realtà due differenti locali) viene imposta la chiusura immediata per due motivi: la superficie del locale supera le disposizioni di legge, alcuni clienti del locale sono sotto processo penale (motivazione che si rifà a una legge del 1999 che imponeva la chiusura del locale nel caso clienti o proprietari svolgessero attività illegali o fossero sotto procedimento).

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Il kert dell’Aurora

La risposta del collettivo che gestisce Aurora non si è fatta attendere. Per quanto concerne la seconda motivazione il locale ha fatto presente di non essere stato ancora avvisato di essere sotto processo. La questione risale all’operazione di polizia effettuata il 10 giugno. Quel giorno una retata con più di 30 poliziotti e durata 14 ore ha portato al fermo di 15 persone, clienti del locale, per possesso di modiche quantità di droghe leggere. Lo staff di Aurora ha fatto sapere che qualsiasi operazione anti-droga in un qualsiasi locale di Budapest porterebbe risultati simili, intravedendo la possibilità che l’operazione sia stata condotta con altre finalità.

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L’operazione del 10 giugno

L’altra motivazione per la chiusura del locale, il superamento dei limiti di superficie, è anche contestata dal locale. Una vecchia legge imponeva a 20 mq il limite massimo concesso per la licenza concessa. Limite superato dal primo locale per 0,1 mq e dal secondo per 6 mq. Infrazione minima, che lo staff si è subito detto disponibile a modificare.

Nel comunicato ufficiale rilasciato da Aurora si fa anche presente che il locale ha sempre funzionato con le licenze necessarie, ed è sempre stato disponibile a confrontarsi con l’amministrazione del distretto che fino ad ora non aveva mai avanzato problematiche, in particolare riguardo alla questione della superficie occupata.

Non è un segreto che Aurora sia sempre stato considerato un luogo di incontro per quei movimenti della società civile, liberali, verdi e di sinistra che si oppongono alle politiche della destra ungherese. Proprio dalla prossima settimana il locale avrebbe dovuto diventare punto di assistenza e organizzazione per il Pride in previsione a Budapest. E’ forte la rabbia tra i frequentatori del locale e i movimenti civili di Budapest che infatti stanno già iniziando a mobilitarsi con manifestazioni e iniziative. Nel frattempo Aurora ha promesso di continuare a funzionare anche in futuro, ma luogo e metodi sono ancora da capire.

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Un’iniziativa tenuta ad Aurora

Budapest quindi perde un altro locale che ha fatto la sua storia underground, un “pub in rovina” vero, di quelli che hanno mantenuto la funzione sociale e culturale. Locali di aggregazione che sempre più spesso non trovano spazio o vengono chiusi per questioni politiche, economiche o di speculazione edilizia. Gli unici “pub in rovina” a salvarsi sono quelli del VII distretto come il Szimpla, diventati veri e propri feticci della cultura turistica/consumistica perdendo la propria caratteristica originale.

 

Foto: citiesintransition.eu, 24.hu, nyugat.hu

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