Ungheria, dove mancano i lavoratori

La mancanza di lavoro è un problema cronico per molti paesi come anche per l’Italia, dove migliaia di giovani, e meno giovani, sono costretti a fare le valigie per cercare fortuna all’estero. Non tutti i paesi hanno però questo tipo di problemi, anzi alcuni hanno il problema opposto. Basta fare un giro a Budapest per rendersi conto che nella maggior parte delle attività commerciali sulla porta d’ingresso c’è affisso un cartello con la scritta “cerchiamo dipendenti”.

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Annuncio in un negozio a Budapest

 

In Ungheria infatti, oramai da diversi mesi, ci si trova a vivere con il problema, anche questo molto serio, della mancanza di lavoratori. Certo sono problemi differenti tanto che il sottosegretario ungherese János Lázár ha dichiarato che il problema della carenza di lavoratori è comunque un problema migliore.

Ma per l’Ungheria non è stato sempre così. Nel 2010, quando andò al governo Viktor Orbán, la disoccupazione era al 11,3%, oggi, ufficialmente, è al 4,1%. Questo crollo è conseguenza della politica economica del Fidesz e del favorevole ciclo di crescita economica che ha riguardato, e sta riguardando, tutta l’Europa centrale. Negli ultimi otto anni la tassazione sul profitto è stata ripetutamente tagliata favorendo gli investitori stranieri che hanno creato numerosi posti di lavoro, soprattutto a Budapest. Ma ad esaltare le prestazioni economiche del paese sono stati differenti fattori, tra i quali anche l’expolit delle costruzioni (dai complessi residenziali a quelli sportivi), la crescita sostenuta del turismo e del settore automobilistico. Crescita economica che ha prodotto un numero di posti di lavoro superiore alle capacità della società ungherese.

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Disoccupazione in Ungheria dal 2008 a oggi. Fonte: tradingeconomics

A riempire questi vuoti sono arrivati i migranti. Perché a differenza del pensiero comune in Ungheria negli ultimi anni i lavoratori stranieri sono aumentati in numero considerevole. Per chi si aggirasse tra le impalcature di costruzioni edili a Budapest sentirebbe parlare spesso serbo o romeno. Anche nel settore IT, in forte sviluppo negli ultimi anni, gli stranieri provenienti dall’Europa occidentale o meridionale costituiscono una fetta importante dei dipendenti. Poi ci sono le campagne governative per chiamare lavoratori, soprattutto operai, dall’Ucraina che in alcuni casi hanno avuto discreto successo. I flussi migratori coinvolgono quindi anche l’Ungheria, certo non dai paesi arabi o africani esclusi per chiara volontà politica del governo.

Nonostante questo afflusso, rimane scottante però il problema della carenza di lavoratori. Problema che provoca un danno economico di rilievo. Si pensi che ad ottobre una compagnia edile che aveva già progettato un complesso residenziale e venduto gli appartamenti ha dovuto rimborsare i clienti e chiudere il progetto a causa di “mancanza di forza lavoro per la costruzione”. O i casi di aziende che lasciano il paese per mancanza di figure professionali. O gli straordinari a cui numerosi lavoratori sono costretti per mantenere i servizi, spesso pubblici. Basti pensare che la BKK (Azienda dei trasporti di Budapest) per mantenere i servizi (mancano 250-300 autisti) non solo aveva lanciato una grande campagna per cercare nuovi autisti, ma pensa addirittura di mettere al volante dei mezzi gli impiegati della compagnia.

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Un mezzo della BKK

Ma come mai nonostante ci siano tanti posti di lavoro disponibili gli ungheresi preferiscono andare a lavorare all’estero? La risposta è facile, perché lo stipendio medio ungherese è molto basso. D’altronde non è un caso se le multinazionali investono proprio qui. Evidente la disparità di stipendio con i paesi occidentali tra le figure professionali come infermieri, medici, lavoratori del turismo, ma anche meccanici o idraulici. Insomma chi ha un po’ di conoscenze linguistiche scappa all’estero. In Germania un meccanico guadagna più di 2.000 euro al mese, in Ungheria se gli va bene può arrivare a 800-900. E così si stima che oggi manchino 2.000-3.000 meccanici. La carenza di lavoro può così diventare un problema serio e bloccare la crescita economica del paese.

Questa grande offerta di lavoro ha però anche conseguenza positive. Non è un segreto che l’ultimo anno gli stipendi siano aumentati in maniera costante, recuperando potere d’acquisto (l’aumento medio è del 13,1%). Certo partivano da un livello molto basso, ma a luglio 2017 lo stipendio medio è arrivato a circa 200.000 fiorini (700 euro). Nella capitale questa cifra è più alta ed ormai in numerose compagnie i lavoratori godono di un maggior potere di contrattazione, proprio grazie alla mancanza di manodopera. Non è un caso se negli ultimi anni è aumentato esponenzialmente l’utilizzo delle giornate di malattia da parte dei dipendenti. E’ difficile infatti essere puniti o licenziati per eventi simili con questa carenza di lavoratori.

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Complesso industriale in Ungheria

La carenza di lavoratori può quindi rappresentare una buona occasione per riequilibrare, almeno in parte, stipendi e diritti dei lavoratori ungheresi con quelli europei, ma a lungo andare potrebbe essere un problema più serio del previsto.

Quali sono state per ora le misure messe in campo dal governo ungherese. La politica di Orbán è rivolta in primo luogo a richiamare in patria gli ungheresi che risiedono all’estero, che si sono trasferiti o che fanno parte di minoranze storiche. In secondo luogo il premier si è sempre detto disponibile ad accogliere manodopera dai paesi occidentali o comunque cristiani, come dimostra anche il caso dell’Ucraina. Negli ultimi mesi inoltre sono stati promossi interventi legislativi atti a richiamare al lavoro i pensionati tramite incentivi fiscali. Infine il governo ha dichiarato che un elemento fondamentale dello sviluppo economico ungherese deve essere la crescita dei tassi di natalità. Insomma, nonostante questa sia la settimana della robotica in Europa, sembra ancora lontana la possibilità che vengano utilizzati i robot per coprire i lavoratori mancanti, anche se a Szolnok un robot già lavora come portavoce della polizia.

 

 

Foto: 20.kerulet.ittlakunk.hu, origo.hu, vs.hu, erdekesvilag.hu

© Riproduzione riservata

 

 

 

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