Budapest

Budapest: referendum sulla movida

Il 18 febbraio sarà una data importante per gli abitanti del VII distretto di Budapest (il quartiere ebraico), diventato famoso negli ultimi anni con il nome di “distretto dei party”. Quel giorno si voterà infatti un referendum che potrebbe sancire la fine dell’apertura prolungata per i locali. Un voto che avrà conseguenze non solo sugli abitanti del quartiere, ma anche sui turisti e sui giovani ungheresi che la sera riempiono le strade di questa zona, come anche sulle migliaia di lavoratori (si stima 10-12.000) che lavorano nell’indotto del turismo.

Budapest negli ultimi anni ha vissuto un vero e proprio boom di presenze, che hanno portato una discreta quantità di profitti per alcuni, ma anche molti problemi per altri. Questo perché il turismo, soprattutto oggigiorno, è in preda ad una massificazione dai contorni consumistici che è molto criticata da più parti. Tanto è vero che già in diverse capitali europee, in primis Barcellona, i residenti hanno protestato vivacemente contro questa tipologia di turista.

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Le strade del quartiere il fine settimana

Il VII quartiere di Budapest (Distretto Elisabetta) solo negli ultimi anni è stato interessato da questo frenetico sviluppo turistico (o degenero, a seconda dei gusti). Chi lo ha visitato o ci ha abitato dieci anni fa a malapena potrebbe oggi riconoscerlo. Era un tranquillo quartiere del centro città, con numerose Sinagoghe e centri culturali ebraici a ricordo del proprio passato, con molti edifici abbandonati e case pericolanti riutilizzati da associazioni civili che ne hanno fatto spazi sociali e locali underground che venivano spesso snobbati da turisti e locali.

Oggi però queste vie hanno cambiato faccia, e grazie anche ai voli low cost, all’affitto di camere a turisti, ed al successo turistico di Budapest, si sono riempite di pub, discoteche e ristoranti alla moda. Un’immensa quantità di locali che riesce a ospitare decine di migliaia di persone ogni sera. Crescita del settore turistico che ha portato numerosi vantaggi, la ri-modernizzazione e il restauro di numerosi edifici (si pensi al Gozsdu), l’aumento dei prezzi delle case passate da 250.000 a 580.000 fiorini per mq (vantaggio in realtà più per proprietari, compagnie immobiliari, gestori airbnb che per i residenti).

Una crescita impetuosa e poco organizzata che ha nascosto problemi esplosi negli ultimi mesi. Degrado urbano, sporcizia, rumore sono all’ordine del giorno e soprattutto della notte. I nuovi barbati del XXI secolo arrivano da ovest e sono le orde di turisti ubriachi che senza rispetto alcuno si impossessano del quartiere. Ma non sono gli unici problemi. Ben più serio è anche il problema dello spaccio di stupefacenti, arrivato insieme ai turisti. Massificazione, propensione al consumismo hanno cancellato in parte l’atmosfera “underground”, alternativa e culturale del quartiere per dargli una forma commerciale, sicuramente più in voga oggigiorno.

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Manifestazione dei residenti

I primi a non sopportare questi cambiamenti sono stati i residenti che hanno iniziato, parimenti ad altre città europee, a mobilitarsi. L’ Associazione “Per un distretto Elisabetta vivibile” ha iniziato a contestare la situazione e da indicare nei responsabili l’amministrazione distrettuale e i proprietari dei locali. Prima tramite facebook, poi con manifestazioni hanno tentato di sensibilizzare l’opinione pubblica e fare pressione sui politici locali, accusati di connivenza con un sistema dello “sballo” che porta soldi nelle casse comunali e di alcuni privati, ma ben pochi vantaggi per i residenti.

A contrapporsi all’associazione sono stati i proprietari dei locali e i giovani che ne usufruiscono. In agosto anche loro si sono mobilitati in una manifestazione, che ha visto la partecipazione di circa 500 persone, per opporsi all’obbligo di chiusura proposto. I gestori dei locali hanno così iniziato a fare rete proponendo soluzioni alternative ai problemi emersi, anche perché come ha detto il manager del Szimpla (famoso pub in rovina) “il problema c’è, tutti lo sanno”.

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Manifestazione a favore dei locali

Le due anime del VII distretto non sono però riuscite a trovare un compromesso e in numerose infuocate sedute del consiglio comunale, neanche i rappresentanti politici hanno trovato una soluzione, tanto è vero che in ottobre è passata la mozione, inizialmente proposta da LMP (partito dei verdi), e poi appoggiata da tutti di organizzare un referendum. Referendum che si terrà il 18 febbraio, a cui parteciperanno gli abitanti del VII distretto che dovranno rispondere alla domanda “Siete d’accordo che anche nella parte interna del VII distretto i locali abbiano obbligo di chiusura da mezzanotte alle sei del mattino?”.

Quella nelle mani degli aventi diritto di voto sarà una scelta importante che potrebbe decidere in parte lo sviluppo turistico della capitale ungherese. Migliaia sono i giovani che si riversano nelle strade di Budapest per la nomea che la città si è fatta: capitale del divertimento, ospita il Sziget Festival, gli alcolici costano poco. Sicuramente i giovani vogliosi di divertimento non sono gli unici turisti di Budapest, che rimane una delle capitali dal punto di vista storico, architettonico e culturale più belle d’Europa.

Rimane il dubbio però che la chiusura dei locali a mezzanotte non sia la soluzione, ma anzi possa addirittura peggiorare la situazione. Questo perché i locali dovrebbero “sbattere” fuori i propri clienti a mezzanotte, quando è ancora presto. Così le persone già alticce e piene d’energia si riverserebbero sulle strade. Non la migliore delle ipotesi per risolvere la questione.

Insomma una scelta non facile. Certo è che dal punto di vista della gestione degli spazi urbani la sola idea di anticipare la chiusura dei locali non può essere una soluzione. In una città così grande, con così tanti turisti e giovani come Budapest, è più che giusto che ci sia un luogo, uno spazio nel centro dove poter fare “baldoria” fino a tarda notte, anche perché per dormire ci sono i quartieri residenziali, che non mancano. Certo bisogna trovare dei compromessi in particolare sulla gestione dell’ordine pubblico e sul degrado urbano. Compromesso che fino ad oggi non è stato trovato, così saranno le urne a decidere se ci sarà ancora festa nel centro di Budapest dopo mezzanotte.

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Manifesto per votare a favore della chiusura dei locali

 

© Riproduzione riservata

Foto: welovebudapest, atlatszo, nlcafe

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