Come aprire la partita IVA in 7 passi

A molti è capitato di avviare un’attività all’estero. Che sia per aprire una società o solo per la possibilità di fatturare in proprio, il grande passo da compiere è uno e inequivocabile: aprire la temutissima partita IVA. Quanto costa? Come si ottiene? Di che documenti ho bisogno? Sono queste le tre domande che sento più spesso da quanto vivo in Ungheria. Ed ecco perciò una guida dettagliata (basata sulla mia esperienza personale) su tutti i passi da fare per aprire finalmente la partita IVA.

Innanzitutto il sistema più conveniente, soprattutto per liberi professionisti e piccoli imprenditori, è quello chiamato Kata, che prevede una tassazione fissa mensile di 50.000 fiorini, per un tetto massimo di guadagno pari a 12 milioni di fiorini l’anno.

1. Trovare un commercialista. Per l’annuale dichiarazione dei redditi serve assolutamente un commercialista che metta in regola tutte le carte. Consiglio di rivolgersi a uno studio ungherese perché i prezzi sono sempre inferiori rispetto a quelli italiani e di certo sono più ferrati quando si tratta di leggi ungheresi.

2. Ottenere un codice fiscale personale. A differenza dell’Italia, in Ungheria ci sono due codici fiscali: uno legato all’assicurazione sanitaria e uno legato alla persona fisica (una specie di riconoscimento che, per esempio, viene chiesto durante gli esami universitari o nel caso di compravendita di immobili). Si chiama Adóazonosító jel, è un numero composto da 10 cifre e la prima è sempre 8 (da tenere bene a mente per non confonderlo poi con altri codici). Si può ottenere con un semplice documento di identità da presentare presso il NAV (l’ufficio delle tasse ungheresi).

3. Registrazione presso il registro imprenditori ungheresi. Adesso è il momento di recarsi all’okmányiroda (ufficio registrazioni) più vicino a casa. Da presentare: un documento di identità valido e la residenza in Ungheria (o il contratto d’affitto).

4. Assicurazione sanitaria. In Ungheria l’assicurazione sanitaria è obbligatoria e a pagamento. Per i liberi professionisti, è inclusa nelle tasse mensili; per i dipendenti, è coperta dal datore di lavoro; per tutti gli altri, è da pagare a parte (costo: 8000 fiorini al mese circa). Per ottenere la tessera sanitaria bisogna recarsi all’OEP (equivalente ungherese dell’INPS) in Teve utca 2, e chiedere il TAJ-SZAM (il numero sanitario). Anche qui per ottenerlo bisogna presentare un documento di identità valido, la residenza ungherese (o il contratto d’affitto) e una dichiarazione (fatta da un datore di lavoro/collaboratore) che spieghi la necessità del numero sanitario perché intenzionati a lavorare in Ungheria. L’OEP rilascerà un numero provvisorio. Entro 30 giorni bisogna ritornare con il codice della partita IVA per ottenere una carta fisica.

5. Richiedere la residenza (se già in possesso, passare direttamente al passo numero 6). Il luogo più temuto per tutti gli stranieri a Budapest: l’ufficio immigrazione, situato in Budafoki út 60. Per ottenere la residenza ungherese bisogna presentare numerosi documenti (che vi consiglio di avere già pronti onde evitare di dover tornare più volte):

·         Un modulo (da ritirare presso il medesimo ufficio) con una marca da bollo da 1000 fiorini (si compra alle poste);

·         Copia del Passaporto/Documento di identità;

·         Assicurazione sanitaria;

·         Contratto d’affitto;

·         Dichiarazione autocertificata dell’ingresso in Ungheria;

·         Estratto conto bancario (se si ha un conto in Italia va bene ugualmente).

6.  È finalmente giunto il momento di andare dal commercialista individuato al punto numero 1. In base alle esigenze (ogni lavoro/prestazione lavorativa ha un codice associato), il sistema genererà automaticamente il numero di partita IVA: la prima cifra è sempre 1 o 2 nel caso di società; mentre sarà sempre 5 o 6 nel caso di singoli imprenditori.

7. Se ancora non lo avete fatto, potete a questo punto aprire un conto in banca ungherese. Consiglio l’apertura del conto come ultimo step, perché a questo punto potrete legarci il codice fiscale della partita IVA e non quello personale (le tasse saranno inferiori).

Se siete arrivati fin qui senza dover tornare almeno tre volte in ogni singolo ufficio, significa che la mia fatica è servita a qualcosa.

Buona fortuna!

Foto: da L’intraprendente.it

 

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