Ungheria: tra est e ovest, come sempre

Da Budapest – Ungheria “porta d’oriente”, terra di mezzo tra le due sfere d’influenza principali della storia europea, quella occidentale e quella orientale. Qui nel bacino carpato-danubiano est e ovest, come anche in differenti momenti storici nord e sud, si sono incontrati, confrontati e guerreggiati. Il piccolo paese danubiano è spesso stato influenzato a tendenze culturali e politiche provenienti da uno dei poli d’attrazione esterni.

Est e ovest hanno segnato per numerosi secoli la grande spaccatura nella società ungherese, dal punto di vista letterario, culturale, religioso e politico. Due tendenze che ancora oggi dividono l’Ungheria tra chi guarda verso l’occidente, oggi sempre più rappresentata da Bruxelles, e chi invece si volge ad est verso Mosca. Una scelta non nuova tanto che anche il famoso gruppo rapper magiaro “Belga” nel 2002 cantava nell'”inno” rap ungherese: “rapper di Kun Bela andate a est, rapper di Clinton il vostro posto è l’occidente […] quello che a noi serve è l’hip hop nazionale ungherese”.

Una via nazionale difficile da costruire e da percorrere così immersi nelle influenze e nelle pressioni delle superpotenze, magari non tanto vicine geograficamente, ma molto presenti dal punto di vista economico e politico. Così come un tempo anche oggi la scena politica ungherese ripropone lo schema classico: Est o Ovest? Mosca o Bruxelles?

Gli ultimi mesi la questione è stata posta in maniera ossessiva dai manifesti propagandistici del governo “Fermiamo Bruxelles” o dalle manifestazioni dei movimenti occidentalisti dove si sventolava la bandiera della UE e si urlavano slogan contro i russi.

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Il partito di governo, il Fidesz di Orbán, non nasconde di avere ottimi rapporti con la Russia di Putin, tanto temuta in passato ma che oggi è diventata qualcosa di più di un’importante partner economico. E’ diventata un sistema di governo e di valori culturali a cui ispirarsi. Certo Orbán non è diventato un vassallo di Mosca, e gioca le sue carte in una costante ricerca di equilibrio tra Berlino e Mosca, facendo l’occhiolino a Putin, ma più spesso obbedendo ad Angela Merkel. Ed è infatti la forza tedesca che muove l’economia da queste parti, come dimostra tutta la storia della Mitteleuropa. Tra questa ricerca di equilibrio non mancano però le invettive contro l’ovest, causa di numerosi screzi con Bruxelles. Invettive che seguono e rinforzano una narrazione populista fatta di grande rancore verso l’UE.

Di contro nelle ultime settimane a Budapest hanno preso sempre più piedi le manifestazioni a favore dell’occidente, rappresentato da Bruxelles e da associazioni che fanno riferimento agli USA. Manifestazioni in cui gli slogan pro-europei si mischiano a cori, ed azioni, russo-fobiche. Così dopo anni di relativa calma a causa di una manifestazione di Momentum il monumento alla Liberazione di Budapest dall’occupazione nazi-fascista è stato di nuovo recintato per evitare atti vandalici, una volta compiuti dai nazionalisti di destra, oggi invece dai liberali di sinistra.

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Tra questi due schieramenti politici troviamo Jobbik, il partito di estrema destra ungherese, additato fino a qualche mese fa dai mass-media stranieri, come partito neo-nazista. Oggi lo stesso partito è in una fase di grande cambiamento e transizione. Da strenuo difensore della Russia (anche grazie a influenze politiche dirette) si è scoperto “quasi” difensore dell’Università di Soros e non disdegna manifestazioni comuni con chi porta la bandiera europea.

La politica ungherese è particolare, sempre in movimento e sempre in costante ricerca di una forza esterna a cui affidarsi e a cui ispirarsi. Questa ricerca, osservata in un periodo medio-lungo, provoca spesso veri e propri capovolgimenti di fronte. Chi avrebbe mai pensato che il Fidesz degli anni ’90 sarebbe diventato un partito filo-russo, mentre i socialisti (ex-comunisti) ungheresi si sarebbero lanciati verso l’occidente liberale e liberista. O ancora le piroette, queste sì più ravvicinate, dello Jobbik.

La ricerca di un equilibrio geopolitico nella pianura ungherese non è mai stato facile, specie in momenti di tensione internazionale. Certo è che forse come cantavano i Belga quello di cui si ha bisogno è di una via nazionale, capace di comunicare con entrambi i blocchi ma indicare una propria particolarità e specificità. Forse in questo il governo del primo ministro Orbán, seppur con numerosi scivoloni e modi non sempre ortodossi, ha affermato una propria linea .

Foto: origo.hu, hirado.hu

 

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