1956: cronologia della Rivoluzione

5 marzo 1953: Muore Stalin. Il nuovo gruppo dirigente sovietico inaugura una nuova politica promulgando, il 27 marzo, un decreto che prevede un’ampia amnistia nei confronti di coloro i quali erano rimasti vittime del regime appena terminato.

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Stalin

4 luglio 1953: inizio del primo governo Nagy. In Ungheria, la prima conseguenza del nuovo orientamento politico del Cremlino è la momentanea uscita di scena dello stalinista Mátyás Rákosi. Al suo posto alla direzione del Partito vengono inseriti tre segretari (direttivo collegiale), mentre a capo del governo viene nominato Imre Nagy, già Ministro dell’Interno nel 1945.

18 aprile 1955: fine del Governo Nagy. In seguito ad una serie di riforme perpetrare da Nagy gli stalinisti del partito denunciano “la deviazione a destra”. Lo stesso primo ministro viene espulso dal partito e sostituito al governo da Hegedüs. Gli stalinisti, guidati da Rákosi, riprendono le posizioni di comando nel paese.

Febbraio 1956: a Mosca il XX congresso del PCUS accelera lo scoppio della crisi in Ungheria. Il rapporto letto da Kruscev rompe definitivamente con lo stalinismo in politica estera. Il leader sovietico parla della necessità di migliorare la cooperazione tra paesi con sistemi diversi, rigettando la tesi dell’inevitabilità della guerra. Kruscev aggiunge che ogni paese deve avere la possibilità di seguire una propria via al socialismo.

6 ottobre 1956: ai funerali di Lászlo Rajk (ucciso nelle purghe staliniste e poi riabilitato), molti cittadini manifestano ostilità verso Rákosi. Nel frattempo il ritorno al potere di Gomulka in Polonia suscita entusiasmo tra la popolazione ungherese, che vede nella Polonia un esempio da seguire.

14 ottobre 1956: Nagy viene riabilitato e reintegrato nel Partito.

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Imre Nagy e la moglie

19 ottobre 1956: studenti di diverse città fondano associazioni indipendenti e a Budapest presentano un programma di 16 punti, il quale prevede diverse liberalizzazioni, ed invocano il ritorno di Nagy al governo.

23 ottobre 1956: a Budapest viene organizzata una manifestazione in sostegno dei cambiamenti che si stanno verificando in Polonia. Alla manifestazione, convocata da studenti, si aggiungono presto decine di migliaia di persone. Il corteo giunto di fronte al parlamento invoca il nome di Imre Nagy. La sera dal Parlamento partono due cortei, uno diretto ad abbattere la statua di Stalin, l’altro verso la sede della Radio nazionale. Alla Radio iniziano i primi scontri armati tra manifestanti e  l’AVH (la polizia politica).

1956

Le manifestazioni del 23 ottobre

24 ottobre 1956: i soldati dell’esercito ungherese, invece di reagire contro i dimostranti, distribuiscono armi alla folla: da una semplice sommossa, l’evento si trasforma in rivolta contro lo stesso regime, destando preoccupazione in Gerő che, prima di essere destituito, chiama in aiuto l’esercito sovietico. Imre Nagy viene intanto nominato nuovamente capo del governo, ma le agitazioni continuano.

25 ottobre 1956: Gerő viene sostituito alla testa del partito da Kádár, mentre Mikojan e Suslov (politici sovietici), inviati a Budapest, concludono una trattativa con Nagy per il ritiro delle truppe dalla città, che però sarà solo momentaneo. Nel paese intanto la rivoluzione esplode: le Guardie Nazionali si fanno garanti della sicurezza, mentre il potere reale è in mano ai vari comitati rivoluzionari. Di fronte al Parlamento la polizia politica spara sulla folla uccidendo da 100 a 200 manifestanti.

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Manifestanti ungheresi

26 ottobre 1956: Si susseguono manifestazioni in tutta l’Ungheria. A Mosonmagyaróvár (Ungheria occidentale) la polizia politica (AVH) spara sui manifestanti uccidendo decine di persone.

28 ottobre 1956: Imre Nagy riconosce il carattere democratico e nazionale dell’insurrezione e annuncia lo scioglimento della polizia politica (AVH) e il ritiro delle truppe sovietiche.

29 ottobre 1956: le truppe sovietiche iniziano il ritiro da Budapest.

30 ottobre 1956: vengono ricostituiti i partiti politici presenti nel 1945. In Piazza della Repubblica a Budapest i manifestanti assediano la sede del Partito Comunista ungherese. Molti vengono uccisi dalla folla. Nel frattempo, il Cardinale Mindszenty viene liberato dal carcere.

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Linciaggi a Budapest

1 novembre 1956: Nagy annuncia l’uscita dal Patto di Varsavia. Kádár nel frattempo scompare da Budapest, viene portano in URSS per un incontro segreto con i leader del partito comunista sovietico.

2 novembre 1956: grazie ad un’alleanza tra le diverse anime della rivoluzione, nasce il governo pluripartitico. Intanto gli altri paesi comunisti, nella cornice del Patto di Varsavia, danno il via libera per l’invasione dell’Ungheria.

3 novembre 1956: trattativa tra il Governo ungherese ed i sovietici per il loro ritiro dal paese.

4 novembre 1956: l’Armata Rossa interviene militarmente invadendo l’Ungheria, conquistando Budapest strada dopo strada. Nagy lancia un appello alle Nazioni Unite e poi si rifugia nell’Ambasciata di Jugoslavia. Kádár rientra in Ungheria e forma un “governo rivoluzionario operaio e contadino” che ha lo scopo di riportare l’ordine ed i sovietici al potere.

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Budapest durante l’assedio

Metà novembre 1956: anche nelle zone operaie di Budapest terminano gli scontri armati. L’Armata rossa ha ripreso il controllo della città. Migliaia sono i morti nelle strade, centinaia di migliaia cercano di fuggire all’estero.

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Profughi ungheresi

22 novembre 1956: Nagy e i suoi collaboratori vengono arrestati dopo un patto tra Tito e Kruscev.

11 dicembre 1956: Il Consiglio Centrale Operaio proclama un nuovo sciopero di 48 ore contro gli invasori sovietici.

16 giugno 1958: Imre Nagy viene giustiziato in un carcere di Buda e poi seppellito in una fossa comune.

21 marzo 1959: dopo 11 giorni dal 18° compleanno viene giustiziato Péter Mansfeld, giovane ragazzo che aveva preso parte alla rivoluzione quando aveva appena 16 anni.

4 aprile 1960: il Governo Kádár promulga un’amnistia parziale.

22 marzo 1963: il Governo Kádár promulga una nuova e più ampia amnistia.

 

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János Kádár

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