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Intervista ai candidati all’estero: Gualandris (Centrodestra)

Ungheria News intervista i candidati per le elezioni politiche del 2018 nella Circoscrizione Europa. Abbiamo intervistato Stefano Gualandris, 39 anni, candidato della Lega nella lista Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia.

gualandris

Stefano Gualandris

Qual è il tuo nome? Dove risiedi e di cosa di occupi? 

Mi chiamo Stefano Gualandris, sono sposato con 3 figli e da 3 anni risiedo in Svizzera in Val Mesolcina. Sono Laureato in Scienze politiche con specializzazione in Diritto Internazionale e Studi Strategici. Sono un imprenditore metalmeccanico specializzato nel settore aerospazio, difesa, medicale, automotive e oil&gas. Fin da giovane mi sono impegnato politicamente nella Lega Nord, dove ho ricoperto importanti incarichi amministrativi in provincia di Varese e a Roma presso l’UPI. Sono stato vicepresidente del Museo del volo e della Fondazione Volandia.

Qual è il motivo che ti ha spinto a candidarti?

Mi ha spinto a candidarmi la passione per la politica e la voglia di portare la voce degli Italiani all’estero (soprattutto imprenditori ed eccellenze lavorative) a Roma.

All’inizio della campagna elettorale è stato grande il dibattito sulla scelta dei candidati. Anche perchè la legge elettorale non permette grande scelta agli elettori. Alcuni candidati sono stati votati dagli iscritti altri scelti dalle segreterie. La tua candidatura come è stata scelta?

Nella Lega la scelta dei candidati nasce dalla base e dalle segreterie cittadine che presentano un’ampia rosa di nomi. Nomi poi scremati mano a mano. Nessuno viene imposto fuori dalle liste partite dalle sezioni cittadine.

Il tema dei migranti è molto sentito in questa campagna elettorale. Sia in Ungheria che in Italia. Orban ha adottato una politica di chiusura dei confini, prendendosi numerose critiche dalla UE. Qual è la vostra posizione?

I veri rifugiati, le persone che realmente fuggono da fame e guerra vanno accolte ed aiutate. I “migranti economici” invece devono rispettare le leggi e – come vale per gli emigrati italiani nel mondo – devono passare dalle reti consolari. L’immigrazione clandestina incontrollata non aiuta nessuno, né i migranti, né le popolazioni che accolgono, ma creano soltanto nuovi poveri e tensioni sociali.

Più in concreto sul tema degli italiani all’estero. Dal tuo punto di vista quali sono i problemi più sentiti per gli italiani che risiedono all’estero? Cosa proponi di fare una volta eletta per questi problemi?

I temi sicuramente più sentiti sono quello fiscale (IMU), la sanità non riconosciuta in Italia con lo status AIRE, la non parificazione di titoli di studio e pubblicazioni all’estero (per i nostri “cervelli” in fuga). Gli imprenditori sentono il totale abbandono da parte della rete consolare, ICE e ITA. Per tutti ovviamente vale poi una scarsa efficienza burocratica da parte dei consolati.

Cosa fare? Defiscalizzazione prima casa in Italia, no doppie imposizioni fiscali in caso di rientro, non considerare i nostri “pensionati all’estero” alla stregua di “evasori”. Sulla Sanità istituire accordi bilaterali e convenzioni (ben più efficaci della TEAM) per la copertura dei nostri residenti all’estero. Per i cervelli in fuga garantire pari dignità nei concorsi pubblici nazionali, riconoscendo titoli, pubblicazioni e dottorati svolti all’estero e soprattutto svecchiare la grande Azienda italiana, soprattutto le aziende di Stato. Per gli imprenditori dare adeguato supporto all’estero per i contratti internazionali, e rendere l’ICE non un semplice fornitore di “liste di potenziali clienti” ma partners attivo nel creare nuove reti di business.

Gli italiani all’estero si interfacciano con istituzioni italiane quali Ambasciata, Istituto italiano di Cultura, MAE, etc. Spesso, non sempre, queste istituzioni sono cattivi esempi di come funziona lo Stato italiano. Spese incontrollate, privilegi, poca meritocrazia. E’ un problema che senti? Hai proposte per migliorare questa situazione?

Effettivamente è così, ma è ormai spesso così anche in Italia. Cambiare governo per cambiare la struttura dello Stato rendendola più flessibile ed efficiente.

Quali sono le principali critiche che rivolgi all’ultimo governo di centro-sinistra?

Scarso aiuto alla R&D sia in ambito privato (basta vedere le politiche di ricerca nella Leonardo) che universitario; pessime politiche sull’immigrazione (ormai incontrollata), peso politico all’estero inesistente (caso EMA, o accordo STX-Fincantieri), incapacità di stabilire delle serie politiche in aiuto dei giovani o delle imprese (soprattutto in tema di assunzioni), ma prima fra tutte, una politica fiscale atta a coprire le spese dello Stato semplicemente aumentando le tasse.

La principale critica che viene rivolta al centro-destra è che la vostra coalizione non ha obiettivi comuni, Ovvero su tante tematiche Salvini e Berlusconi la pensano in maniera differente, Legge Fornero, Immigrazione, Euro. Come rispondi a queste critiche?

Anche tra moglie e marito si litiga, eppure ci si ama. Se Salvini la pensasse in tutto come Berlusconi, sarebbe tesserato a FI. Battute a parte grosse divergenze non esistono, ma esistono differenti punti di vista. Sulla Legge Fornero Berlusconi salverebbe qualcosa, la Lega vuole abolirla. Si è trovata una linea comune. Sull’immigrazione non esistono invece divergenze. Sull’ euro Salvini è più duro, ma in linea di principio entrambi vogliamo una seria revisione degli accordi UE.

 

 

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