Il termine táltos (o tátos) può riferirsi sia a un uomo che a un animale, principalmente un cavallo (tátos ló), entrambi creature dotate di capacità soprannaturali

LE PRINCIPALI ATTIVITÀ DEL TÁLTOS

Il táltos funge da intermediario tra il mondo inferiore (alsó világ), intermedio (középső világ) e superiore (felső világ). I suoi viaggi hanno svariati scopi, tra cui quello di informarsi sulle cause di morte dei defunti, prevedere il futuro, rintracciare animali scomparsi. La sua attività principale consiste nella lotta (ungh. viaskodás) contro i táltosok nemici per determinare condizioni meteorologiche favorevoli alla propria comunitá. Durante la lotta i táltosok sono soliti assumere la forma di ruote di ferro o fuoco, fiamme rosse o blu, tori neri o bianchi, oppure stalloni.

I SEGNI DISTINTIVI DEL TÁLTOS

Il táltos viene al mondo già dotato di denti oppure con un numero superiore di ossa: può, ad esempio, avere un dito in più, il cosiddetto sámánújj (“dito dello sciamano”). Anche la sua alimentazione è molto particolare: succhia il latte materno molto più a lungo rispetto agli altri bambini e, dopo di ché, continua a nutririsi per tutta la sua vita di latte e uova.

IL SETTIMO ANNO

L’anno fondamentale nella vita del táltos è il settimo, perché fino a quest’età i nemici possono sottrargli il dente e, con esso, privarlo anche delle sue capacità sciamaniche. Talvolta sono i genitori a “spezzargli il dente” per impedire che i gonoszok, i nemici, rubino il bambino. Secondo le credenze popolari di Nagyszalonta, all’età di sette anni i táltosok anziani rapiscono il bambino táltos, solitamente per tre notti, per istruirlo sulla forza magica che possiede. Si tratta di un periodo iniziatico molto breve se pensiamo che i sapienti o maghi di altri paesi, ad esempio il tedesco fahrender Schüler, ma anche al garabonciás ungherese, entrano in possesso della loro forza solo dopo lunghi periodi di studio.

L’INIZIAZIONE DEL TÁLTOS

Anche il táltos ungherese, come gli sciamani eurasiatici, viene sottoposto a dure prove iniziatiche che possono consistere nella scalata dell’égig érő fa, l’albero che tocca il cielo, sulla cima del quale trova il tátos ló, la cavalcatura sciamanica, che corrisponde al tamburo sciamanico. 

IL CAVALLO TÁTOS

Proprio come il táltos uomo, anche il cavallo tátos nasce con i denti, ma deve essere allevato di nascosto. Fino a quando non incontra il táltos uomo, appare come un ronzino brutto, magro, sciancato e scabbioso, il peggiore tra i cavalli della mandria del re, della boszorkány (“strega”) oppure della tündérkirályné (“regina delle tündérek”).

NASCITA DEL CAVALLO TÁTOS

Secondo un canto popolare, il cavallo tátos si trova nell’uovo nero di forma pentagonale che l’eroe porta sotto l’ascella per sette inverni e sette estati; la gestazione avrà termine solo l’ottavo giovedì delle ceneri, giorno in cui il cavallo tátos potrà sbucare fuori dall’uovo. Nella fiaba intitolata Ambrus királyfi (“Il principe Ambrus”), il cavallo tátos nasce dall’uovo triangolare che la tündérasszony keresztanya (“fata madrina”) dona al giovane principe táltos e che quest’ultimo poterà sotto l’ascella per sette anni:

Hanem – hogy el ne felejtsem – a kicsi királyfi keresztanyja tündérasszony volt, s mikor Ambrust megkeresztelték, egy háromszegletes tojást ajándékozott neki. Ezt a háromszegletes tojást hét esztendeig az Ambrus királyfi hóna alatt tartották, s a hetedik esztendő utolsó napján kikelt belőle egy háromfejű, ötlábú táltos paripa. Ez volt az Ambrus paripája. Benedek Elek, Magyar mese- és mondavilág III, Ambrus királyfi («Il principe Ambrus»)

Traduzione:

[Ma, prima che me ne dimentichi, la madrina del principino era una fata e quando Ambrus fu battezzato gli donò un uovo di forma triangolare. Il principe Ambrus tenne quest’uovo triangolare sotto l’ascella per sette anni e l’ultimo giorno del settimo anno uscì fuori un destriero táltos a cinque zampe e a tre teste. Questo era il destriero di Ambrus.]

L’INCONTRO TRA IL TÁLTOS UOMO E IL CAVALLO TÁTOS

Per acquisire il tátos ló, l’eroe táltos deve servire il padrone del cavallo per un anno, che nelle fiabe corrisponde a un periodo di tre giorni, e chiedere come ricompensa per il suo operato il peggiore ronzino della mandria. Non appena l’eroe lava e striglia il cavallo, il suo manto diventa d’oro, d’argento e di diamante, gli zoccoli d’oro, da ogni pelo pende una campanella d’oro e le sue zampe possono essere tre, cinque, oppure nove.

LE CARATTERISTICHE DEL CAVALLO TÁTOS

Il cavallo tátos comprende il linguaggio umano e parla esso stesso, sa tutto, anche ciò che viene detto a cento miglia di distanza. Protegge l’eroe táltos dal pericolo, lo istruisce sui segreti, lo consiglia, lo aiuta con le sue capacità sovrannaturali, lo porta con sé attraverso i paesi e con i suoi consigli riesce a essere vittorioso in battaglia. Nelle fiabe non viene mai descritto il manto del tátos ló, ma nei canti popolari si dice che sia baio oppure che abbia un manto giallognolo o di colore sbiadito.

MODI DI DIRE RIFERITI AL CAVALLO TÁTOS NELLE FIABE

Gebéből lesz a tátos: «la carogna diverrà un cavallo tátos». Espressione che si ricollega al fatto che il cavallo tátos versa in pessime condizioni. Solo dopo che il táltos uomo gli avrà dato il nutrimento adatto, che può consistere in brace ardente, come descritto nella fiaba Az égig érő fa (“L’albero che tocca il cielo”), il ronzino diventa un vero destriero tátos in grado di solcare i cieli e portare il táltos uomo a combattere contro lo sárkány oppure contro i táltosok nemici.

Régen vártalak «era da molto che ti attendevo», te miattad állok én itt «sono qui per te». Espressioni che il cavallo tátos utilizza per salutare il táltos uomo in occasione del loro primo incontro.

Köd előttem s köd utánam, hogy engem senki meg ne lásson: «nebbia davanti a me e nebbia dietro di me, che nessuno mi veda». Formula impiegata dal cavallo tátos per divenire invisibile mentre vola per l’aere. Si tratta di un’espressione comune anche alle tündérek (“fate”).

Hipp hopp, ott legyek a hol akarok: «hip hop, che io sia dove voglio». Formula usata dal cavallo tátos per raggiungere mondi che distano l’uno dall’altro «più del cielo dalla terra»

Repült, mint a madár, mint a gondolat, még a gondolatnál is sebesebben: «volò come un uccello, come il pensiero, perfino più veloce del pensiero». Espressione come compare nella fiaba Szép Miklós (“Miklós il Bello”) per descrivere la velocità con cui il cavallo tátos sfreccia attraverso i cieli.

Tüzet okád mint a tátos: «sputare fuoco come il cavallo tátos». Espressione che si ricollega al fatto che il cavallo tátos, oltre a nutrirsi di brace ardente, è anche in grado di soffiare fuoco, brace e fiamme dal naso e dalla bocca.

 

 



Per rimanere sempre informato sull’Ungheria: clicca qui!

Per conoscere di più sulla mitologia ungherese: clicca qui!

 

© Riproduzione riservata

Foto: polgari szemle