Cultura

A spasso per la Budapest ebraica

In proporzione ai suoi abitanti, Budapest è una delle città europee con la presenza ebraica numericamente più significativa. Infatti, il 90% dei circa 160.000 ebrei ungheresi vive proprio nella capitale. Inoltre, il ruolo che i cittadini ungheresi di religione ebraica hanno rivestito nella costruzione del paese, tanto dal punto di vista scientifico quanto da quello culturale, è stato fondamentale. L’immenso contributo che questa comunità ha dato nell’edificazione della moderna Ungheria è riflessa anche nella storia della capitale magiara e nei suoi monumenti. Per questo motivo, l’obiettivo del presente articolo è proprio quello di dare al lettore la possibilità di scoprire (o riscoprire) i luoghi più o meno conosciuti legati all’ebraismo ungherese.

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La Sinagoga di Dohány utca, la più conosciuta tra i luoghi di preghiera ebraici a Budapest

  • Non solo Dohány utca

Il luogo principale della vita religiosa ebraica è senz’ombra di dubbio la sinagoga, ossia il luogo di preghiera della comunità. A Budapest è particolarmente celebre quella di Dohány utca, nel cuore del VII distretto, méta preferita di migliaia di turisti, e sede del museo ebraico ungherese. Questa sinagoga è conosciuta anche col nome di “Tempio Maggiore”, in quanto rappresenta il primo esempio in città di sinagoga dell’emancipazione, ossia del periodo in cui gli ebrei finalmente ottennero parità politica e giuridica nel Regno di Ungheria. Prima di questo periodo, ogni luogo di preghiera ebraico doveva rispettare tre regole fondamentali: non avere torri, essere più bassa della chiesa più vicina, e non essere edificata in una via principale. Questa sinagoga, proprio per dimostrare il nuovo status degli ebrei ungheresi, non rispetta nessuna delle tre regole in vigore prima dell’emancipazione.

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La sinagoga ortodossa di Kazinczy utca

Tuttavia, come da titolo, quella di Dohány utca è solo una delle numerose sinagoghe cittadine. Infatti, nella capitale ungherese vi sono decine di sinagoghe, più o meno antiche e eleganti. Per esempio, a pochi passi da quella di Dohány utca sorge la sinagoga della comunità ebraica ortodossa, sita in Kazinczy utca. Questo luogo, visitabile ogni giorno, a parte il sabato, a un costo di 1000 fiorini (poco più di 3 euro), è un meraviglioso esempio di architettura Liberty, ed i suoi interni risultano spettacolari. Un’altra piccola sinagoga da visitare è quella di Vasvári utca, a quattro passi dal Teatro dell’Opera. In questo caso la visita è più complicata, non essendo aperta al pubblico in orari prestabiliti. Inoltre, fuori dai circuiti maggiormente turistici, sorgono altre sinagoghe notevoli per esterni ed interni. Una di queste è sicuramente quella di Leó Frankel út, a Buda, letteralmente “incastrata” tra due condominii. Infine, un luogo da visitare è senz’altro la monumentale sinagoga di Óbuda, un perfetto esempio di neoclassicismo da poco restaurato.

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Esterno della piccola e nascosta sinagoga di Vasvari utca, nel VI distretto

  • Un giro per il VII distretto

Il VII distretto di Budapest, oggi conosciuto più per i suoi bar piuttosto che per la sua antica storia, è il quartiere ebraico della città per antonomasia. Qua si trovano due sinagoghe ancora in uso (le citate di Dohány e Kazinczy utca), oltre che diversi ristoranti e pasticcerie kosher. Ancora oggi la maggior parte degli ebrei della capitale vive in questo quartiere, storicamente abitato dalla borghesia ebraica capitolina.

Tuttavia, durante l’occupazione nazista, in questo quartiere venne delineato il ghetto della città, nel quale furono costretti a vivere in condizioni penose centinaia di migliaia di ebrei ungheresi. Come in altri ghetti dell’Europa orientale, i nazisti costruirono delle mura per delinearne il perimetro, all’interno del quale avvenivano razzie di ogni genere e deportazioni. Un pezzo originale del muro del ghetto esiste ancora all’interno di un condominio malandato in Kiraly utca, mentre una sua riproduzione si trova in Dohány utca 34.

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L’ultimo pezzo rimasto del muro originale del ghetto di Budapest

 

In ricordo del periodo del ghetto di Budapest, è possibile trovare in giro per la città le cosiddette “pietre d’inciampo”, in tedesco stolpersteine. Queste placche d’ottone, poste davanti ai portoni di alcune case della città, riportano i dati anagrafici di cittadini ebrei deportati nei campi di sterminio o di lavoro dalle forze di occupazione tedesche e dai loro alleati ungheresi. Nel VII distretto ce ne sono diverse, e possono essere trovate in Klauzal utca, Bethlen tér, Dohány utca e molte altre vie.

  • Molto più che un museo

Se visitate o vivete a Budapest e siete interessati alla storia del paese, non potete mancare una visita al museo dell’olocausto, nel IX distretto. Questo museo, inaugurato nel 2004, ospita una notevole mostra permanente sulla Shoah ungherese, corredata da oggetti originali e documenti dell’epoca. Inoltre, ospita anche numerose mostre temporanee su argomenti legati alla Shoah, conferenze e mostre fotografiche.

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Un esempio di pietre d’inciampo, numerose nella capitale ungherese

In ogni caso, a Budapest esistono anche altri musei tematici legati alla Shoah. Uno di questi è la cosiddetta Casa di Vetro, Üvegház in ungherese, a pochi passi dal parlamento. Durante gli anni più duri della guerra e dell’occupazione tedesca, questa casa ospitò (e salvò) più di 3.000 ebrei dalla deportazione e dalle esecuzioni sommarie delle Croci Frecciate. Infatti, in questo palazzo ebbe sede il dipartimento emigrazione dell’Ambasciata Svizzera a Budapest, guidata dal Giusto tra le Nazioni Karl Lutz, che salvò migliaia di ebrei nell’arco di pochissimi mesi, distribuendo loro cittadinanze fittizie. Oggi il condominio, recentemente ristrutturato, ospita abitazioni private ed uffici, ma al piano terreno vi è una piccola sala che ricorda il suo antico uso. Molto più che un museo.

  • Le case dei vivi

Beth HaChaim è la locuzione ebraica utilizzata per indicare il luogo di sepoltura dei defunti, ossia il cimitero. La sua traduzione letterale in italiano è “la casa dei vivi”. A Budapest vi sono diversi cimiteri ebraici, alcuni dei quali ospitano delle vere e proprie opere d’arte, con tombe monumentali ricche di decorazioni, e mausolei degni dei più bei cimiteri d’Europa. In special modo, ve ne sono due che meritano un’attenta visita: quello di Kozma utca e quello di Salgotarjani utca.

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L’immensa area verde che ospita il cimitero di Kozma utca

Il primo sorge in una zona periferica della capitale, nel X distretto. Inaugurato nel 1891, fin da subito questo luogo non è servito solamente come luogo di sepoltura, ma come parco della comunità ebraica budapestina. Il cimitero ospita oltre 300.000 tombe di vario genere, di figure più o meno note della storia ungherese. Il secondo invece è adiacente al cimitero monumentale Kerepesi, a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria di Keleti. Inaugurato nel 1874, è il cimitero ebraico più antico di Pest, caratterizzato, come quello di Kozma utca, da tombe monumentali in stile Art Nouveau. Inoltre, il cimitero ospita la maggior parte delle tombe dei caduti durante il periodo del ghetto di Budapest (1944).

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Mausoleo in stile Art Nouveau nel cimitero di Kozma utca

  • Un assaggio in più

Come qualsiasi altra cultura, anche quella ebraico-ungherese possiede una ricca cucina tradizionale, fatta tanto di primi e secondi, quanto di dolci. Per quanto riguarda un ristorante in cui assaggiare qualche piatto tradizionale, come accennato in precedenza, nel VII distretto si ha l’imbarazzo della scelta. Tuttavia, appena fuori dal circuito turistico di questo distretto, si trova il ristorante Fülemüle Étterem, una vera e propria garanzia di qualità e tradizione. Per quanto riguarda il settore dei dolci, impossibile mancare la tradizionale pasticceria Fröhlich, in Dob utca, dal 1953 punto di riferimento della comunità ebraica budapestina.

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Il Flodni, dolce ebraico-ungherese per eccellenza

  • Da Budapest a Sion

Tra gli ebrei più celebri di Budapest vi è sicuramente Tivadar (Theodor) Herzl, fondatore del movimento sionista. In sua memoria è stata posta una targa all’esterno della sinagoga centrale di Dohány utca, mentre l’Istituto di Cultura Israeliana gli ha dedicato la propria sede nella capitale ungherese. All’interno dell’Istituto, a pochi passi da Deák tér, si trova un caffè, una mostra permanente sul sionismo ungherese, e vengono spesso organizzate conferenze sulla storia e la cultura ebraica in lingua inglese. Se avete modo, fateci un salto!

  • Monumenti della memoria

Sono tre i monumenti legati alla Shoah ungherese da non perdere. Il primo è quello nato in maniera spontanea in Szabadság tér, a quattro passi dal parlamento ungherese. Il monumento in questione nasce nel 2014 in risposta a quello voluto dal governo Orbán nello stesso anno, accusato dalla comunità ebraica e da diverse associazioni di essere revisionista, assolvendo il ruolo del popolo ungherese nel massacro degli ebrei magiari. Così, nell’arco di  alcuni giorni, decine di persone hanno deciso di ricordare le vittime dell’olocausto portando oggetti, sassi, lettere e fotografie che le ritraessero, proprio davanti al monumento della discordia.

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Il monumento della discordia in Piazza della Libertà, ed il contro-monumento davanti

Il secondo monumento è rappresentato dalle celebri scarpe di ferro sulle rive del Danubio, non lontano dal parlamento ungherese. Queste scarpe ricordano le migliaia di ebrei fucilati dai nazisti ungheresi e gettati, senza vita e scarpe, nel fiume. Il terzo invece riguarda da vicino il nostro paese, in quanto ricorda l’italiano Giorgio Perlasca, che nel 1944-1945 salvò migliaia d’ebrei da morte certa. Il suo mezzo-busto si trova di fronte all’Istituto di Cultura Italiana, in Brody utca.

  • Per saperne di più

Cinema e letteratura aiutano sicuramente chi volesse acquisire maggiore conoscenza sull’ebraismo magiaro, magari nell’organizzazione o al ritorno a casa da un viaggio a Budapest. Per quanto riguarda la filmografia, suggeriamo tre film: Music Box – Prova d’accusa (1984), Sunshine (1999) e Walking With the Enemy (2013). Per quanto riguarda la letteratura, invece, la scelta è davvero vasta, e dipende molto dai gusti. Tuttavia, risulta impossibile perdersi “Essere senza destino” del premio Nobel alla letteratura Imre Kertész, “Partenza e Ritorno” di György Konrad, e “Racconti dell’ottavo distretto” di Giorgio e Nicola Pressburger.

 

© Riproduzione riservata

Foto: kritiq.eu, Tripadvisor, Flickr, Budapest Jewish cemetery, Salgotarjani Izraelita Temeto, the traveling foodie, Food&Wine, Welovebudapest,

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