E’ da settimane ormai che il numero dei morti per covid risulta alto, molto alto. Il 4 marzo si sono toccati i 152 decessi in un giorno. Tre mesi prima c’era stato il picco con 193 decessi il 5 dicembre. Numeri alti soprattutto se considerati con la grandezza del paese. Ad oggi in Ungheria sono morte 1.658 persone ogni milione di abitanti, uno in più rispetto all’Italia.
Ed il trend delle ultime settimane è molto negativo per il paese magiaro. In questo conteggio inoltre va considerato come l’Italia abbia pagato molto la prima ondata della pandemia, quella della primavera 2020, quando il virus era poco conosciuto e si era appena affacciato in Europa. L’Ungheria invece sta subendo numeri pesanti da dicembre 2020, numeri che non sono mai realmente migliorati. Qui sotto è possibile vedere due grafici con il numero di decessi giornalieri. Il primo riguarda l’Ungheria il secondo l’Italia. [Fonte: worldometers.info] 
“Nella seconda ondata conta il numero di decessi non dei contagi”
Aveva dichiarato il premier Orbán a fine estate 2020 quando stava per iniziare la seconda ondata. Parole che confermano ancora di più la grande crisi in cui è versato il sistema sanitario e di prevenzione ungherese. Evidentemente qualcosa non ha funzionato.
Se l’Ungheria, come gli altri paesi dell’Europa centrale, si era “quasi salvata” durante la primavera del 2020, è stata travolta nell’autunno-dicembre dalla seconda ondata. Non solo l’Ungheria, anche gli altri paesi di Visegrad infatti hanno sofferto molto, ed occupano tutti le prime classifiche a livello di decessi per covid dalla seconda ondata in avanti. Mancanza di adeguate misure di prevenzione, ma soprattutto sistemi sanitari non adeguati, insieme alla diffusione delle nuove varianti sono i principali indiziati per questi numeri.
Un sistema sanitario tra i peggiori dell’Unione Europea
Non è una novità. Da anni infuria in Ungheria la polemica sul sistema sanitario. Stipendi non adeguati, strutture fatiscenti, mancanza di investimenti hanno segnato il sistema sanitario ungherese degli ultimi anni. Provocando la migrazione del personale sanitario verso lidi più favorevoli. Proprio in questi giorni con la tanto discussa firma del nuovo contratto di lavoro altre migliaia di lavoratori sanitari hanno deciso di andarsene, non rinnovando il contratto. Si parla di un medico su 20. Una situazione difficile specie in un momento così delicato come quello che sta vivendo l’Ungheria.
A contribuire a numeri tanto negativi sul numero di decessi, non è sicuramente solo il sistema sanitario ungherese. D’altronde l’Ungheria ad oggi è uno dei paesi nell’UE con l’età di vita media più bassa, appena 76 anni, uno in più dei peggiori (Romania e Bulgaria), 7 in meno dell’Italia. Numeri del genere hanno sicuramente radici profonde, sociali, culturali.
La vaccinazione l’unica speranza
Ad oggi come è stato più volte sottolineato dalle autorità l’unica soluzione per sconfiggere il coronavirus risiede nella vaccinazione. E proprio l’Ungheria negli ultimi giorni ha ingranato la quarta diventando il primo paese della UE per vaccini somministrati in rapporto alla popolazione.
A favore di Budapest gioca la capacità diplomatica del governo che è riuscito a stringere contratti per avere milioni di vaccini da Russia e Cina, vaccini non ancora utilizzati in altri paesi della UE. Rimane però ancora basso il numero delle persone che si sono registrate per essere vaccinate, meno di 3 milioni, meno del 30% della popolazione.
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Foto: napi.hu
Fonte: worldometers.info

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